Il poeta si è svegliato e ricadendo nell'incubo metallico della sua realtà abbraccia un sogno iperboreo: è la possibilità di un pensare eccentrico. Porta le mani sul viso. Si stira. E' solito sedersi qualche minuto davanti allo schermo spento del suo computer, prima di affrontare il folle tentativo di liberarsi dal suo logos scientifico-veritativo. Anche il poeta si è ritrovato in quella vastissima schiera di vittime che si sono accontentate di supporre che "razionale" volesse dire esplicitamente lineare-sequenziale-visivo. Adesso, fra pochi minuti la scelta prevista: accenderà l'estensione dei suoi sensi. Ma questa mattina gli sarà concesso l'essenziale, la dilatazione delle sue dimensioni. Sarà la folle dea di Phollidee a traghettarlo nel ciberspazio. No, non sarà abbandonato ad una finta espressione di sè, distratto come tutti i naviganti dalla promessa di un onanismo incorporeo. Il poeta e la sua folle idea sono già nell'olimpo degli eroi, dove vi aspetta con la tranquillità di chi ha imparato a scrivere il silenzio, a vivere il vuoto.